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Colazione: le 10 ispirazioni più curiose della storia della letteratura

Dal cioccolato di Gustave Flaubert al menù del risveglio di Jane Austen le curiosità sulle abitudini a colazione che hanno fatto la storia della letteratura di tutti i tempi

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Quando nasce l’ispirazione? Per molti scrittori e grandi creativi del passato, il mattino è sicuramente il momento migliore. Svegliarsi alle prime luci dell’alba, mentre ancora il resto del mondo è sospeso in un limbo tra sogno e realtà, sembra accomunare molti indiscussi protagonisti della letteratura internazionale, come racconta un approfondimento a cura dell’ Osservatorio AIDEPI-DOXA comincio bene”, nato per studiare l’evoluzione del primo pasto della giornata sia attraverso ricerche di mercato che grazie al contributo di esperti.

Ecco 10 curiosità sulle colazioni e sulle abitudini al risveglio dei grandi letterati di tutti i tempi

1)      Tu chiamali morning writer – Sono mattinieri, non conoscono la regola dei 5 minuti dopo il suono della sveglia (o almeno è quello che ci piace pensare) e sono alcuni dei più grandi letterati di sempre. Tra i “morning writers” si annoverano grandi scrittori come Hemingway, Goethe,Victor Hugo, Nabokov, Jack London e Kurt Vonnegut. Per loro il momento dell’ispirazione arrivava con le prime luci del giorno, intorno alle sei del mattino. Suona leggermente più tardi la sveglia di Gabriel Garcia Marquez, C.S. Lewis, Ray Bradbury, Leo Tolstoj o Thomas Mann: scrittori accomunati dall’esigenza  di scrivere con la piena luce del mattino. Affascinante pensare che le indelebili pagine de “La Montagna incantata e le storie ancestrali di “Cent’anni di solitudine siano nate in una mattina come tante, intorno alle 10, magari dopo una colazione gustata con calma. D’altronde, la luce delle prime ore del giorno avrebbe un effetto stimolante sulle attività cerebrali: sembra che le attività della corteccia frontale, sede della creatività, abbiano un picco appena svegli.  Dal punto di vista psicologico pensare positivo è più facile all’inizio della giornata … e  pensieri positivi conducono a risultati positivi.

2)      Cioccolato aromatizzato per Flaubert-“Lo si schiaccia dolcemente tra lingua e palato, lentamente comincia a sciogliersi, bagna il palato e sfiora le tonsille, penetra nell’esofago accogliente e, infine, si depone nello stomaco, che ride di folle contentezza”. Lo scrittore di Madame Bovary e dell’educazione sentimentale sembra adorasse bere una tazza di cioccolata fredda per colazione, molto probabilmente aromatizzata con vaniglia e cannella, come riporta il The Guardian nella rubrica “Breakfast of champions” che raccoglie le ricette a colazione di grandi del passato.

3)      Due croissant per Proust- Non solo madelenaine, i prodotti da forno più letterari di tutti i tempi, i dolcetti della memoria, “le maddalene” francesi rese famose dalla “Recherche” e dal tè della domenica mattina dalla zia a Combray, in grado al primo morso di risvegliare nel protagonista i ricordi e le sensazioni dell’infanzia. Per Proust la colazione era ricca e golosa. A quanto ricorda la sua governante, Céleste Albaret, in un libro di memorie, lo scrittore amava consumare due tazze di latte e caffè e due croissant. 

4)      Colazione salata per Emily Dickinson – Sembra che la poetessa statunitense al risveglio amasse far colazione con pane di segale e farina di mais spalmato con del burro, oppure pane tostato con uova e salmone affumicato.

5)      “Ciambellone” per Jane Austen, accompagnava invece il suo tè con un sostanzioso “pound cake”, ovvero una sorta di “ciambellone” fatto con dosi generose di burro e zucchero.

6)      1 anzi 50 tazzine –Tè o caffè?  Gli scrittori sembrano infatti dividersi tra questi due “partiti”. Entrambe le bevande possono essere alleate del “risveglio creativo”:  la teina aiuta infatti a mantenere la concentrazione, mentre la caffeina aumenta il livello di serotonina e stimola la memoria. Honorè de Balzac era un vero e proprio patito del caffè: quasi una droga per lo scrittore francese, che ne consumava fino a 50 tazze al giorno.

7)      Colazione da “giovin signore” – Occorre pescare nella memoria di giovani liceali per ricordare Giuseppe Parini e la sua opera Il Mattino, prima parte del poema di satira sociale antiaristocratica “ll Giorno”. Memorabile il risveglio del giovin signore, che si alza lentamente in tarda mattinata, e deve sciogliere un cocente dubbio, ovvero cosa gustare tra il brun cioccolatte e il meno calorico caffè, da preferire  se il signore teme di prender troppo peso ed è oppresso da noiosa ipocondria.

8)      È un sorriso di gioia – Anche Tolstoj non dimentica nei suoi romanzi di dedicare uno spazio speciale al primo pasto della giornata. Ad esempio descrive gli effetti positivi della prima colazione a proposito di Stephan, fratello di Anna Karenina: “Finito il giornale, la seconda tazza di caffè e la ciambellina al burro, s’alzò, scrollò le briciole dal panciotto e, allargando il petto ampio, sorrise di piacere: non perché avesse in animo qualcosa di particolarmente lieto, ma solo perché la buona digestione gli  procurava quel sorriso di gioia”.

9)      Pane e formaggio per trovare se stessi – Se ripercorriamo altri grandi romanzi, vediamo scene e tipologie di colazioni totalmente differenti l’una dall’altra. Nel romanzo “Il Giovane Holden”, che narra le difficoltà di un sedicenne che è alla ricerca del suo posto nel mondo, la colazione è fatta con un panino al formaggio e latte. “Quando sono fuori da qualche parte, di solito mangio un panino al formaggio svizzero e bevo un latte di malto. Non è molto, ma si ottengono un sacco di vitamine dal latte al malto”.

10)  La colazione? È sentirsi a casa per De Amicis – Per lo scrittore dell’insuperato e indimenticabile libro cuore la colazione è un modo per sentirsi a casa e nutrirsi, come emerge nei poveri pasti dei migranti consumati sul pontile della nave in “Sull’oceano”: “una parte dei passeggeri intingevano ancora le gallette nel caffè nero, con le gamelle di latta sulle ginocchia”.

 

 

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